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liberolanima
Signora Libertà, Signorina Anarchia
9 maggio 2012
Ieri notte
Non dormo. Penultima notte insieme. 
Si affaccia l'ultimo giorno di un periodo non facile e che mi ha visto impotente rispetto alle sue fragilità e confusa rispetto a quel che dovrei o vorrei fare o sentire. 
Ligabue mi culla e mi aiuta a mitigare quel caos interno che non ho ancora capito se faccia più silenzio o più rumore. Di solito Faber mi viene in soccorso nei momenti di ansia, ma stanotte temo che non possa calmarmi, oppure, più semplicemente, la mia inquietudine non è poi così disperata. 
Mi sono alzata dal letto per non disturbare il suo sonno e sono sdraiata su un altro letto che porta tutto l'odore della sua pelle, odore che per chissà quale motivo mi ha colpito come se non lo sentissi da tempo. Mi riporta alla mente ricordi, desideri e paure. 
Ricordi del primo viaggio in Irlanda, quando fluttuavo sulle nuvole e non c'era spazio per la razionalità. 
Paura di ritrovarmi da sola nelle prossime notti. Mi sono svegliata con questo pensiero, dovrò riabituarmi a non sentirlo respirare al mio fianco e questo mi spaventa non poco. 
Desideri e speranze che questo periodo, che definire difficile è eufemistico, abbia presto fine e io, ma soprattutto lui, possiamo finalmente trovare serenità. 
Intanto guardo albeggiare e attendo che l'ansia svanisca con l'oscurità. 
Vi ringrazio per i vostri commenti, dal cellulare non è comodo leggere e commentare, ma mi rifaccio appena riavrò il mio pc.
A presto.




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25 aprile 2012
Auguri
Manco da troppo, non è un periodo facile e mi illudo che non scrivendone possa chiudere gli occhi e pensare che tutto vada bene. 
Vi ringrazio immensamente pe tutti i premi che mi avete assegnato, ne sono onorata e presto vi ringrazierò a dovere.

Torno oggi per augurarvi di trascorrere un sereno 25 aprile, che gli italiani possano risorgere presto e onorare gli uomini che hanno dato la vita per restitutire libertà e umanità alla gente. 
Personalmente, sarà un giorno di intensa memoria e riflessione su me stessa e quel che mi circonda. 
Vi abbraccio forte e a presto. 
L. 



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8 marzo 2012
Diversità
I primi otto anni della mia vita li ho vissuti con i miei nonni materni perché i miei genitori lavoravano tutto il giorno e non tornavano nemmeno per pranzo. Mia madre, alle 8 del mattino, mi accompagnava a scuola e mi veniva a riprendere da mia nonna la sera alle 21.30, quando già dormivo. Mi metteva in macchina e poi a letto. Mio padre lo vedevo solo la domenica. 
Non ho molti ricordi dei miei genitori in quel periodo, solo i mesi estivi quando erano in ferie e la sera quando a malapena aprivo un occhio per riconoscere chi dei due mi rimboccava le coperte.
Poi mia madre è stata licenziata dal negozio in cui lavorava e ha deciso di rimanere a casa per prendersi cura di suo marito e delle sue figlie. Ha dovuto iniziare una nuova vita, imparare a cucinare, fare la mamma, la donna di casa e si è ripresa il suo hobby: il ricamo. Ha sofferto molto per la mancanza della sua indipendenza economica anche se papà non le ha mai fatto mancare niente. 
Tempo fa mi diceva che all'epoca non sapeva nulla della quotidianità mia e di mia sorella e nei suoi occhi leggevo un velo di tristezza per il tempo che non ha passato con noi. 
So per certo che quella distanza in quegli anni così importanti ha segnato il nostro rapporto fatto adesso da assenza di dialogo su questioni profonde delle nostre vite ed è qualcosa che mi ha sempre fatto soffrire e invidiare le mie amiche che si sono sempre confidate con le loro madri. 
Mi dico da sempre che se un giorno avrò dei figli vorrei trascorrere con loro tutto il tempo possibile e seguirli nella loro crescita, per questo non sogno per me nessuna professione in particolare, non ho nessuna ambizione, nessun desiderio se non di essere economicamente indipendente. Io e il mio compagno progettiamo di crearci una famiglia e non vogliamo in alcun modo che obiettivi di natura economica e/o carrieristica possano scardinare il centro di quel mondo che vogliamo costruire all'interno delle quattro mura di casa nostra. 
Lo so che è un ragionamento impopolare e anacronistico ma, come chi ci legge spesso sa già, io e lui siamo un po' strani e alienati dalla corsa allo stipendio più alto, alla crescita a tutti i costi. Vogliamo mettere al centro noi e lasciare che il lavoro sia solo un mezzo e non un fine. 
Perché mi dilungo in simili castronerie? Perché oggi, giornata della donna, mi fermo a  riflettere sulla questione della così detta "parità" tra i sessi, espressione che non condivido. Credo che ci sia bisogno di giustizia, anziché di parità. E non tra uomo e donna, ma più ampiamente tra persone. Non tutti abbiamo gli stessi obiettivi, gli stessi sogni, le stesse capacità e una società migliore dovrebbe fuggire l'omologazione e valorizzare il singolo, rispettarlo e lavorare per farlo sentire realizzato,utile, qualsiasi cosa abbia da dare alla società. Di cosa possa gioire una donna o un uomo che lavora in fabbrica? Del fatto che il suo operato è indispensabile per la società, per far stare bene qualcun altro che, a sua volta, farà qualcosa per un'altra persona e così via. La poca importanza che si vuol dare alle cose basilari è il problema. Ci hanno convinti che solo se riusciremo a raggiungere la vetta saremo felici e rispettati e ci hanno portato a disprezzare le piccole cose. Sarò pure qualunquista e tacciata di essere ignorante (che non nego di essere), ma ripartire dalla rivalutazione delle categorie adesso più bistrattate sia la chiave di una società più equa e felice. 



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23 febbraio 2012
Gli eroi del giorno
I miei eroi del giorno sono un papà e il suo bimbo di circa sette anni coi quali ho parlato stamattina. 
Visitavo un museo insieme a mio padre e ci siamo intrattenuti a parlare con il custode, persona estremamente gentile e cortese, il quale aveva con sé il pargolo. Tra una carezza del padre e un'altra, il bimbo si è allontanato un attimo ed è tornato con un foglietto di carta sul quale aveva disegnato una svastica chiedendo poi al padre cosa fosse quel simbolo. Il padre gli ha spiegato che è un simbolo antico e che nel secolo scorso della gente cattiva lo usò per fare delle cose brutte. Manco a dirlo, io mi sono intenerita e innamorata di quel puffo così curioso e di quel padre così dolce e amorevole. Dopo un po', l'uomo ha notato sulla mia borsa la spilletta con la svastica tagliata ed è corso dal figlio per dirglielo. Questo, a sua volta, ha risposto al genitore di aver fatto quel disegno perché lo aveva visto su di me. Così io, mio padre e il custode gli abbiamo spiegato che la mia spilla serve a ricordare che il male fatto "dalla svastica" non deve più ripetersi. 
Non posso descrivere con quanto amore e quanta tenerezza mi abbiano riempito il cuore. 






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9 febbraio 2012
Sono una mezza calzetta
Quello che mi mancherà di più quando sarò via saranno le coccole di mia mamma quando ho l'influenza, quando si alza nel cuore della notte e corre in bagno perché mi sente vomitare, mi mette la mano sulla fronte e mi tiene i capelli dietro la schiena. 
Sono una bambocciona, una sfigata, se volete, non mi importa, mi godo tutte le rare coccole della mia mamma e le dolci cure di papà perché tra poco sarò lontana da loro.
Adesso, con 39°C di febbre, mi rimetto a rantolare tra le coperte lamentando infiniti "ho freddo, sto male, basta".







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1 febbraio 2012
In breve

Un saluto e a presto.



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25 dicembre 2011
Christmas with the yours
Carissimi,
tra una scacciata con le patate e un piruneddu con gli spinaci, con le dita unte di olio, vi scrivo per augurarvi di trascorrere un Natale sereno insieme ai vostri cari. 
La vigilia è trascorsa serenamente a spadellare e ridere. confermo di essere una frana in cucina e oltretutto sempre più imbranata, sarà l'età che avanza.
Eccoci, nonostante io ci abbia provato, riuscendo nei miei quotidiani travestimenti da adolescente con tuta e scarpe da tennis, brufolosa e senza trucco, non sono riuscita a fermare il tempo e domani, tristemente, compirò ventotto pesantissimi anni. L'unica gioia sta nel fatto che rivedrò u me beddu dopo tante, troppe settimane. Sarò assente per qualche tempo e vi lascio di nuovo i miei più sentiti auguri di buon Natale e felice (crisi permettendo) 2012. 

A presto.





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16 dicembre 2011
"Nessun clandestino, siamo tutti cittadini del mondo."

Non ci sono parole da aggiungere, solo rispetto e solidarietà.



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12 dicembre 2011
Piazza Fontana. 12.12.1969-2011



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10 dicembre 2011
A Natale


Dopo un po' di anni torno ad essere affascinata dallo scintillio delle lucine natalizie. Mi rapiscono e mi riportano indietro verso un'infanzia serena, piena di baci, coccole e regali. 
Dopo anni torno a fischiettare motivetti natalizi, torno a divertirmi tra rami, palline e microluci, lascio indietro un po' di cinico realismo.
Nonostante quest'anno mi abbia portato via mio nonno e una mia zia, nonostante il mio blocco universitario continui, nonostante non ricordi una notte senza incubi, mi lascio ipnotizzare e calmare dalla danza delle lampadine del mio albero e attendo con ansia di riabbracciare la mia sorellina, trascorrere le feste con i miei parenti e rivedere il mio bellissimo Lui che per adesso guarda dalla webcam il piccolo alberello luminoso che ho sulla scrivania e ride. 


    



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6 dicembre 2011
Pesantezze
Da domenica in casa mia è scomparso il sorriso. Nell'ultimo anno la situazione economica è andata  di giorno in giorno peggiorando e grazie ai governanti banchieri adesso è critica. Mio padre, perennemente di buon umore, non parla, non canticchia, né scherza più. La mole di preoccupazioni di cui si fa carico è enorme e spero che riesca a reggere. Io mi sento sempre più in colpa e piango ogni quanto d'ora, ovunque mi trovi. Sono un peso per la mia famiglia, una figlia inutile e idiota. 



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19 novembre 2011
L'ho sognato
Ricordo spesso i sogni che faccio quando dormo, di solito sono incubi. Ieri notte invece, in quei pochi momenti in cui l'insonnia mi ha dato tregua, ho sognato mio nonno per la prima volta. Sono passati quasi nove mesi da quando è morto e da allora ho sempre sperato di sognarlo per dargli qualcosa di simile a quell'ultimo saluto che non ho potuto dargli quando era in vita. 
Nel sogno di ieri era vivo ed era a casa mia. Non ricordo molto, solo tanta luce in salotto e lui che stava in piedi. Aspettavamo mio padre, ritardatario come sempre, e dopo un po' di attesa il nonno decide di andare via. Se ne va in auto - qualcosa tipo un fuoristrada, lui che andava a 20 km/h con la sua Seicento. Nel frattempo arriva mio padre e mi dice di fermarlo perché vuole salutarlo, non si sa mai... 

Sogno strano, ma per una volta mi sono svegliata sorridendo. 
Ti penso sempre, nonno. 

***

E' di nuovo notte e come è giusto che sia mi si chiudono gli occhi, ma so che appena spengo pc, tv e luci inizio ad agitarmi. Mi giro e mi rigiro, sbuffo e stringo la testa tra le mani nella speranza di mandare via tutta l'ansia. Anche oggi è stata una bella giornata del xxx, spero solo di avere la forza per rendere migliore quella di domani e quelle a seguire. 
Vi auguro una buonanotte. 



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12 novembre 2011
Non finirà

 


Non finirà in un tribunale, purtroppo, ma per mano di banche, lobbies e interessi economici. A dire il vero non finirà affatto perché lui è solo la punta dell'iceberg. Lui farà i suoi interessi in altri modi, da dietro le sue tv, magari. A a noi rimarranno la cecità di milioni di elettori che legittimeranno ancora i suoi scagnozzi in Aula e sulle testate dei giornali. Ci trascineremo ancora e ancora i vari Cicchitto, La Russa, Scilipoti, Gasparri e Santanché, voltagabbana o meno, paladini di un sistema, il berlusconismo, che non morirà entro poco tempo. Si continuerà con le caste, le magagne, le ingiustizie e tutto lo schifo che c'è stato fino ad ora. 
Magari ci racconteranno che è nata la Terza Repubblica, ma nulla cambierà. Saranno di nuovo tutti lì, a destra, al centro e a sinistra (si ché? "Ma mi faccia il piacere, mi faccia." cit.).
No, non sono così felice oggi.






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10 novembre 2011
Sguardi, sorrisi e il tempo che passa.
Altero e distaccato, triste e malinconico, teso verso un orizzonte lontano e nascosto dalla nebbia. 
Così vedevo il tuo sguardo nelle foto che mi inviavi quando ancora non ci conoscevamo. Mi sono innamorata di quegli occhi e di quelle labbra che accennavano appena sorrisi forzati e anch'essi malinconici.
Ripenso a quelle foto e le paragono con quelle dell'ultimo anno. Luce e serenità risplendono nel tuo sguardo e un sorriso sincero e spontaneo è sbocciato sulle tue labbra. 
Da quando ti conosco ho sempre voluto che fossi felice, ho sempre desiderato sapere che quelle espressioni dominassero il tuo volto. Non mi importava per mezzo di chi o cosa, ma bastava che tu stessi davvero bene perché era insopportabile saperti disperato. 
Adesso quell'uomo così fragile di cui mi sono innamorata è scomparso e ha lasciato spazio a uno ancora più straordinario, capace di sorprendermi per ogni cosa che fa. Come stasera, quando hai cercato di placare le mie ansie per l'esame di storia raccontandomi tutto ciò che sai sull'America Latina. E parlavi, parlavi, parlavi e io pendevo dalle tue labbra, imparando ancora una volta da te e meravigliandomi della tua infinita cultura. Forse non immagini nemmeno quanto tu sia speciale. 
Guardo la foto qui sotto e non mi sembra vero quando mi dici che è mio il merito della tua felicità, non è possibile che sia io a scatenare tanta bellezza. Guardati, guarda quanto sei bello.



Chiedo scusa a voi che leggete se i miei post sono monotoni, quando siamo vicini gli dico queste cose vis à vis, ma quando siamo lontani come adesso, scriverle qui mi aiuta a sentirne meno la mancanza. 



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9 novembre 2011
Insonnia
Di solito a quest'ora dormo già da almeno due o tre ore.
Stanotte, nonostante la stanchezza, mi rifiuto di chiudere gli occhi.
L'inquietudine mi tiene compagnia.



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7 novembre 2011
Addio cannocchio
Avevo scritto un post lunghissimo, un post che stranamente mi piaceva. 
Lo avevo scritto per te, amore mio, perché stasera un post come quello ti avrebbe sollevato il morale. Ci avevo messo tutto il mio amore, non è facile mettere nero su bianco certe cose, eppure c'ero riuscita. Ma chissà perché, invece di salvarlo, il cannocchiale lo ha cancellato. 
Quindi ho fatto passare la crisi di nervi e l'ho riscritto. Cancellato ancora.
Grazie, cannocchiale. 
Io non bestemmio, ma in questo momento tirerei giù tutti i santi dal calendario giorno per giorno. 
Credo che sia arrivato anche per me il momento di lasciare questa scadente piattaforma. Mi ha regalato tanto, tante amicizie e l'Amore della mia vita, ma i servizi sono pessimi. 

Mi è passata la voglia di scrivere, ma aggiornerò questo post con l'indirizzo del mio nuovo blog, che esiste da tempo ma devo aggiornarlo, spero di ritrovarvi lì. 

***

Aggiornamento delle 23 circa. 

Niente, non ce la faccio. Come ha scritto Aislinn nel suo commento, sono troppo legata a questo blog. Troppe parole, troppe sere ho speso a scrivere in questi sei anni, troppa gente ho conosciuto per abbandonare tutto. Ho fatto passare la rabbia per la seconda volta e ho riscritto il pezzo che, diventato troppo sdolcinato, ho pensato di non pubblicare perché magari non tenete una siringa di insulina accanto al pc. Ho deciso di inviarglielo via mail e qui lascio solo le farneticazioni della buonanotte. 
A presto. 



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5 novembre 2011
La mia bellissima famiglia
Ieri sera, mia sorella Carla ha scritto su Facebook: "Mi piace il mio nome. Mi piace che gli stranieri non lo sappiano pronunciare, e molto spesso anche gli italiani. E' un nome piccolo ma denso, impegna tutta la bocca, è un nome per pochi. Mi piace che porto il nome di mio nonno. Non mi piace che da quest'anno non possa più esserci il dialogo: -Auguri Nonno! -Grazie o nonnu, anche a te. Vorrà dire che lo immaginerò". 
Risposta di mio padre: "Grazie amore mio! Il nonno piangerebbe dalla gioia a sentirtelo dire. Non ha vissuto invano, e per la prima volta lo penso sereno lì dove riposa".
In seguito ho mandato un sms a mio cugino, Carlo anche lui e burbero come nostro nonno, facendogli gli auguri nonostante la tristezza per il primo onomastico senza il nonno. Mi ha ringraziata aggiungendo: "So che sei tornata ieri. Sono veramente felice per te! Ti sei ritrovata con ciò che cercavi forse quando meno credevi o desideravi. In bocca al lupo".
Il dolore mai mostrato di mia sorella, quello onnipresente di mio padre che da febbraio rende tristi il suo umore e il suo sguardo, infine la dolcezza di mio cugino il quale cela da sempre ogni sorriso, ogni sentimento dietro facce seccate, indifferenti e disgustate. 
Tutta questa sensibilità mi sorprende e mi emoziona incredibilmente. e' meraviglioso vedere quanto siamo legati nonostante i limiti che l'orgoglio ci impone.
Se nonno potesse vederci non smetterebbe di sorridere.

Quel suo bellissimo sorriso... 



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4 novembre 2011
Carini e coccolosi
Tu, padano sbirro aeroportuale, tu che ti permetti di urlare in faccia a dei passeggeri solo perché sono evidentemente islamici e spingere violentemente i loro bagagli perché sono un po' lenti, sappi che mi fai più schifo di una merda, quanto meno la merda è utile, tu non sei buono per un cazzo. Quando ti guardo in faccia mi sale la voglia di sputarti, ma non posso farlo, tronfio della tua nobile divisa goderesti di più nel farmi passare guai e non ne vali la pena. So che non serve a nulla, ma spero che tu legga negli occhi miei e di tanta altra gente il disprezzo per chi come te è più simile a una larva che a un essere umano. 

Mi scuso con voi che passate di qua per i miei toni poco gentili, ma a me gli aeroporti fanno male. Quando vedo queste scene divento una iena e mi ribolle il sangue. 
Che poi è la mancanza di gentilezza in generale che mi fa imbestialire. Quanto costa addolcire le espressioni del viso, sorridere ed essere gentili e comprensivi col prossimo? 



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25 ottobre 2011
Irlanda
Tre giorni fa siamo tornati dal nostro secondo viaggio insieme in Irlanda. La mia innata tendenza alle seghe mentali ha fatto sì che io abbia pensato spesso a trovare le differenze tra lo scorso anno e questo, e ammetto di avergli rotto un po' le palle con i miei: "Secondo te quanto siamo cambiati da allora?"
Una scassa m****ia, lo so. E per fortuna lui è molto molto paziente. 
Di cambiamenti, ovviamente, ce ne sono. Ad esempio, il mio essere goffa e maldestra rimane, ma stavolta non desidero più sparire dalla faccia della terra come lo scorso anno quando, volendo fingere nonchalance nell'essere in mutande, sono inciampata sullo scalino del bagno effettuando un carpiato all'indietro prima di sbattere il mio culone sul suolo e farlo rimanere a bocca aperta per trenta minuti. Mamma mia, se ci ripenso mi piego in due dalle risate. Adesso ridiamo insieme delle mie figuracce, mi prende in giro e fa delle smorfie dolcissime. Sì, siamo indubbiamente cambiati, ma il batticuore quando sono tra le sue braccia davanti all'oceano è rimasto uguale, con la consapevolezza, inesistente un anno fa, che non si tratta solo di un sogno o una speranza, ma è realtà e quotidianità. 
Oggi più di allora, grazie tesoro.





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30 settembre 2011
Consigli spassionati



a) Hai un colorito di merda. Il color oro si addice solo a una statua di Buddha o alla maschera funeraria di Tutankhamon, in tutti gli altri casi è ridicolo.

b) dato che hai intenzione di parlare così tanto in pubblico, almeno vai da un bravo logopedista perché quella zeppola non si può sentire; 

c) evita di leggere il tuo gobbo come uno scolaro che ripete a pappagallo la lezioncina imparata a memoria;

d) metti un po’ più di pathos in quel che dici e togliti quell’espressione saccente dal viso ché non c'è nessuno che ti prende sul serio.



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24 settembre 2011
24.09.2010
Un anno fa alle 9.25 del mattino, Lui scendeva dall'aereo e veniva a dare un senso alla mia vita.



Ricordo ancora col batticuore come mi sentivo quella mattina, quelll'agitzione, quella sensazione di svenimento e il rilascio di tutta quella tensione non appena ci siamo abbracciati. E' ancora così, ogni volta che ci vediamo in aeroporto le sensazioni sono le stesse, solo il sentimento che ci lega è divenuto di giorno in giorno più forte.
Domani sarà il nostro primo anniversario e per colpa mia non saremo insieme, non credo che me lo perdonerò mai. In compenso continuerò a cercare di rendere felice ogni suo giorno per sempre.




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23 settembre 2011
Crescere
Mi sorella è partita da dieci giorni, Erasmus in Spagna per sei mesi.
Né io né lei ci siamo mai allontanate da casa per più di venti giorni e questo primo lungo distacco dal nido ha creato non poche preoccupazioni a me e ai miei genitori. "Ma se la caverà tutta sola? Ma come farà? Ah, se dovesse accaderle qualcosa." I primi due giorni eravamo in panico, adesso va meglio. Ha trovato casa e inizia ad ambientarsi. Stamattina è arrivato il momento fatidico. Telefonata: "Mamma, che detersivi compro per lavare la biancheria?". Dolcissima, me la immagino tra le mille cose da fare e dai suoi racconti sembra molto sicura e padrona della situazione. Cresce. Sono così felice per lei e non vedo l'ora di sentire a sera quel che ha fatto durante il giorno.

E poi ci sono io. Io che, nonostante la voglia, non avrei mai avuto il coraggio di partire tutta sola  per tutto questo tempo. Io che anche per questo sono sempre al punto di partenza, prigioniera dei miei doveri di figlia dai quali vorrei scappare ma non ne ho la forza. Non ho la forza di far nulla, a dire il vero, qui mi sento annichilita e con un peso sullo stomaco che si fa sempre più pesante. Sono ormai stanca di stare a casa dei miei e non riesco più a sopportare la distanza da Lui. Ogni giorno che passa divento più insofferente. Vorrei crescere anch'io, non ho più l'età di una ragazzina, vorrei camminare per  la mia strada e prendermi finalmente cura di me stessa e di Lui. Mi sento soffocare sempre più e so che le mie decisioni faranno, in un modo o nell'altro, soffrire i miei.
Uff, è solo un piccolo sfogo, meglio smetterla prima che inizi a piangere. E poi Lui legge, si preoccupa e si intristisce a causa mia quando dovrei solo rassicurarlo e alleviare i suoi pensieri e le sue preoccupazioni.
Non preoccuparti, so che presto cambierà. :)


Ok, abbassiamo un po' la tensione con una cantatina e qualche sorriso. Buona giornata. :)




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20 settembre 2011
x
Si lamentano degli zingari?
Guardateli come vanno in giro a supplicare l'elemosina di un voto:
ma non ci vanno a piedi,
hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei:
e guardateli quando si fermano a pranzo o a cena:
sanno mangiare con coltello e forchetta,
e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri risparmi.
L'Italia appartiene a cento uomini,
siamo sicuri che questi cento uomini
appartengano all'Italia?

Fabrizio De André




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19 settembre 2011
Fobia
1) È sproporzionata allo stimolo.Ciò significa che la maggior parte delle persone reagirebbe con indifferenza o bassi livelli di ansia agli stessi stimoli. (es.: il claustrofobico non riesce a fare una cosa per noi molto facile: prendere l’ascensore).

2) Non può essere controllata con un’analisi razionale. Spiegare la genesi del disturbo, i meccanismi di mantenimento, la non pericolosità delle situazioni temute e l’assurdità della paura non riduce in alcun modo il problema.

3) Sfugge al controllo volontario. Vani sono gli appelli all’autocontrollo. Il fobico reagisce ai segnali di pericolo con risposte apprese che hanno carattere di automatismo. Egli non è in grado di controllare le alterazioni del sistema nervoso autonomo quali il battito cardiaco, respirazione, pressione sanguigna, sudorazione, temperatura, tensione muscolare, scariche di adrenalina, ecc. Tutte queste risposte fisiologiche elicitate dallo stimolo fobico sono il risultato di un apprendimento (condizionamento classico). Il loro effetto congiunto è talmente potente e rapido da far stare male il fobico e indurlo alla fuga.

4) Produce l’evitamento della situazione temuta. La fuga è una strategia di emergenza. Generalmente il fobico prevede in modo accurato tutte le situazioni che lo possono mettere in ansia e le evita sistematicamente. La sua vita può subire forti limitazioni in funzione di questa strategia. L’agorafobico che non esce di casa perde il lavoro, gli amici, gli abituali svaghi. Il bambino con la fobia della scuola è danneggiato nell’apprendimento.


Fonte




         



STERMINIAMOLI !!!  



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4 settembre 2011
Ricordi e ricorrenze
Gli onomastici sono una ricorrenza molto sentita nella famiglia di mio padre. Ad ogni onomastico è un susseguirsi di telefonate di auguri e - quando noi nipoti eravamo piccoli - regalini. Crescendo i regalini hanno lasciato il posto a piccole somme di denaro accompagnate dalla consueta frase: “Te’ o’ nonnu, accattiti chiddu ca voi”. *
Oggi è l’onomastico mio e di mia nonna, il primo senza il nonno. Stamattina l’ho chiamata per farle gli auguri e mi ha fatto un certo effetto non sentirle dire: “Ti resi papà i soddi do nonnu?”. **
Fino allo scorso anno mi seccava dover chiamare e ringraziare perché il nonno detestava i convenevoli e diventava un po’ burbero rispondendo: “Avaia o’ nonnu, chi c’è bisognu di spaddari na telefonata pi chissu? Prego o’ nonnu e auguri”. *** Adesso sorrido ripensando a queste scene e immaginando che lui adesso mi stia guardando augurandomi buon onomastico.
Un grosso bacio nonno.



* Tieni (amore del) nonno, comprati quello che vuoi.
** Papà ti ha dato i soldi del nonno?
*** Ma dai (amore del) nonno, c'è bisogno di sprecare una telefonata per questo? Prego e auguri.



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2 settembre 2011
Liettà cadeau
Tra le tante emozioni vissute durante le vacanze quella che mi stringe il cuore è il ricordo di suo (nostro?) nipote che impara a parlare. Quella vocina dolcissima che parla già così bene e chiama di continuo il mio nome con quel tenero accento francese per giocare. Mamma mia come mi sciolgo pensando a quella vocina, alle sue manine mentre raccoglie sassolini da terra e me li regala sussurrando "Liettà cadeau", a quelle gambette che corrono verso me e quelle braccine che si avvinghiano alle mie ginocchia... Chi duci! Non credevo potesse mancarmi tanto quella pulce dai capelli rossi, gli occhi blu e la boccuccia a cuoricino.





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30 agosto 2011
Motivazione mode on
Dalla finestra stamattina entra una lieve frescura che ricorda la fine di un'altra estate, di un altro ciclo. Dopo un anno passato a oziare con la testa fra le nuvole pensando solo alla gioia per la prima vera e unica storia d'amore, è venuto il tempo di tornare con i piedi per terra e superare questo blocco, questa paura di affrontare gli ultimi esami universitari.
Sì, sono ferma dallo scorso luglio e questa è l'unica ombra (oltre la scomparsa di mio nonno) che si affaccia sugli ultimi, magici dodici mesi. E' ora di risvegliarmi e ritrovare la forza per concludere questo capitolo fin troppo lungo. E' facile per me continuare a buttarmi giù e ripetermi di non esserne capace, ma non posso e non voglio permettermi di mollare. Devo farmi coraggio e pensare a quel che mi aspetta alla fine di questo percorso: lui e la nostra vita insieme. Abbiamo trascorso un mese magnifico insieme e non vediamo l'ora di realizzare i nostri progetti futuri, quindi non mi resta che darmi una mossa.




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27 luglio 2011
Le pantofole ai piedi del letto
Oggi sono cinque mesi che mio nonno non c'è più e in tutto questo tempo non è passato un giorno senza che io abbia pensato a lui. Mi sembra ancora così strano, non riesco a pensare che il suo corpo ormai decomposto sia chiuso in una bara sotto due metri di cemento. E' un'immagine orribile che mi stringe il cuore e mi sento come soffocare. Le due notti dopo la sua morte non volevo addormentarmi per un'irrazionale paura di sognarlo, non so perché, forse lo shock era troppo forte per affrontarlo anche in sogno, ma dopo quei giorni, al contrario, ho sperato sempre in una sua apparizione onirica. Un sorriso, una carezza, una parola dolce, qualunque cosa pur di vederlo ancora una volta. Nulla, nessuna apparizione.
Mi manca il suo sorriso, le sue mani, il suo sguardo, la sua camminata ormai acciaccata e lentissima.
Qualche giorno fa sono andata a trovare la nonna e le zie, ormai parlano di lui con serenità mentre mio padre batte ancora i pugni sul tavolo quando si pronuncia la frase: "ha scelto di morire come preferiva". Si è parlato di lui in ogni momento, del fatto che mio cugino gli teneva la mano quando è spirato e racconta che aveva gli occhi pieni di paura, lui uomo tutto d'un pezzo.
Poi siamo passati in camera da letto e lì ho provato ancora una fitta al cuore: tutte le sue cose erano ancora lì. Gli occhiali, i giornali, la settimana enigmistica. Ma una cosa mi ha fatto ancora pù impressione, le sue pantofole ai piedi del letto. Erano lì, accanto al comodino, "come se dovesse rientrare da un momento all'altro", ha detto mia zia. Che strazio, che tristezza.
Ma in mezzo a questo dolore abbiamo sorriso pensando alla mia realzione sentimentale, le nonne e le zie sono felicissime per me e mi hanno regalato delle tovaglie da tavola e delle lenzuola per "un domani". Quelle antiche tradizioni che mi fanno sorridere e imbarazzare ma che rendono tanto felici le mie parenti e anche me nel vedere i loro sorrisi.



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24 luglio 2011
La frase del giorno
La timidezza,
fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica,
è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore.



Emil Cioran.



Stamattina sfogliando un libro ho letto questa citazione ed essendo io timida e imbranata per eccellenza, in un insolito momento di ottimismo e benevolenza verso me stessa, mi ci sono riconosciuta e ho sorriso.



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20 luglio 2011
X
“Dieci anni fa moriva Carlo Giuliani, un ragazzo di 23 anni, con le speranze e le paure di tanti suoi coetanei. Era un ragazzo che sognava un futuro migliore per il nostro Paese e per il mondo, cui sentiva di appartenere e che desiderava più giusto, più libero, più democratico. Nel decimo anniversario dell’uccisione sono vicino ai suoi genitori, Heidi e Giuliano. A loro è stato sempre negato il diritto a un pubblico dibattimento, l’unico che avrebbe potuto fare piena luce sulla dinamica di quei tragici avvenimenti che resteranno per sempre dolorosamente impressi nella nostra memoria e nella storia d’Italia”.

Giuliano Pisapia

Fossero tutti così chiari


Consiglio di vedere queste foto.



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