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30 agosto 2009

Solo se chiudo gli occhi vedrò la perfezione.

 

<<I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla; calpestati da una decina di popoli differenti, essi credono di avere un passato imperiale che dà loro diritto a funerali sontuosi>>.

 

Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Dialogo tra il Principe di Salina e Chevalley.

 

 

 

Cos’è cambiato nella mente dei siciliani dal Risorgimento ad ora?

Proprio nulla. Orgoglio e vanità sono rimasti immutati nel corso del tempo.

Anche io mi innamoro ogni giorno dei faraglioni di Acitrezza, dell’architettura barocca della mia città, del mare, dell’Etna, delle sue eruzioni, delle sue pinete, delle piante di fichi d’India che nascono selvagge dalla roccia lavica. Sì, per me è magia. Ma può bastare? Si può continuare a vivere della luce riflessa che la natura benevola e grandi uomini del passato come Giovanni Battista Vaccarini, Giovanni Verga, Vincenzo Bellini  e molti altri ci hanno lasciato?

No. Farlo vorrebbe dire essere ottusi e ciechi. E io cerco di eliminare questa cecità da tutti gli aspetti della mia vita. Purtroppo quando si tratta di rivalutare le proprie radici è più difficile e molto doloroso. Soprattutto, ti fa incazzare maledettamente.

Così è questa forte rabbia che provo quando vedo un palazzo antico appena ristrutturato imbrattato da un idiota che, con una bomboletta spray in mano, cerca di risolvere pubblicamente le sue crisi di identità; quando vedo in spiaggia cartacce e mozziconi di sigaretta; quando sono in auto e sobbalzo ogni due metri perché le strade sono piene di buche; quando salgo in montagna e vedo decine di cantieri edili che devastano il paesaggio etneo; quando dal mio terrazzo non vedo più il mare ma un’enorme e orripilante scritta “Katané – Ipercoop”; quando sono in mezzo al traffico e uno stronzo tenta ogni manovra pur di passare avanti.

Divento un diavolo quando sento che i turisti vengono continuamente derubati, non solo in pieno centro, ma addirittura appena usciti dall’aeroporto. Sempre a sfavore dei turisti molti servizi e luoghi visitabili in agosto sono chiusi, a partire dal mio adorato Monastero dei Benedettini, a mio avviso una maestosa meraviglia dell’architettura. 

Tempo fa c’era una canzone che ascoltavo spesso e che mi faceva venire la pelle d’oca ad ogni ascolto. Parla di tutti gli aspetti migliori della mia città: spontaneità e calorosità della gente, natura, mare, vita… Tutto. Adesso la ascolto e ho i nodi allo stomaco per la rabbia. Perché non possiamo denunciare e migliorare tutto il marcio che c’è dietro la facciata della città felice? Saremmo l’invidia del mediterraneo. Eppure chiudiamo gli occhi.

Se ci avete fatto caso non ho parlato di mafia. O almeno non esplicitamente. Già perché la mafia non traffica solo droga, non chiede solo il pizzo, non specula soltanto sull’edilizia, non è soltanto un tutt’uno con la politica. No, la mafia è l’aria che respiro quotidianamente quando mi si presenta davanti un uomo, un ragazzetto , un bimbo convinto di essere il padrone del quartiere; mafia è lo stronzo che mi sorpassa a destra, che a semaforo rosso si ferma al centro dell’incrocio; mafia è colui che mentre sono in fila alla cassa del bar arriva dietro di me allunga il braccio e paga per primo. Mafia è il cassiere che lo lascia fare. Mafia sono io che rodo in silenzio quando vorrei tirargli una gomitata sulle gengive. 

E’ tutta una mentalità distorta la nostra: “io sono tutto, io posso tutto” è il pensare generale.

Io guardo e mi incazzo, non capisco come si possa essere orgogliosi di tutta questa ignoranza. Non c’è palazzo nobiliare, castello normanno, vulcano, riserva naturale, teatro greco, movida notturna che tenga. Non c’è nulla di cui vantarsi quando gli abitanti che popolano un potenziale Eden come la mia terra fanno di tutto per renderla un inferno.

Nemmeno la politica ho menzionato. Cosa c’è da dire? Le elezioni ribadiscono sempre lo stesso concetto: niente cambierà mai. Nessuno in fondo vuole che cambi, così si eleggono sempre le stesse facce (o fecce, che è lo stesso). Va tutto male, ma che ci possiamo fare. Non c’è lavoro, le strade sono insicure nonostante da Roma continuino a mandare militari (mai che si vedessero nelle strade buie, nei quartieri), il comune è in rosso e i servizi per i cittadini sono a livelli disastrosi, ma noi non possiamo fare nulla, è così e basta. Ci suchiamo la cucuzza, come si direbbe dalle mie parti.

Ma io non ci sto e me ne frego se i miei conterranei si sentiranno feriti nell’orgoglio, non è più possibile fingere ed è giusto dire ciò che non va. Proprio perché amo la mia terra vorrei vederla risorgere. Non sono una rivoluzionaria, magari lo fossi, ma se io rispetto le più semplici regole di convivenza, che partono banalmente dal “rispetto per il prossimo”, perché non possono farlo anche gli altri? Perché devo essere solo derisa? Perché nessuno pensa che il rispetto sia il primo, l’unico passo dal quale si può ripartire?

 

 

 

<<In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare". Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il "la"; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso>>.


27 agosto 2009

Stati d'animo

Une aube affaiblie
Verse par les champs
La mélancolie
Des soleils couchants.
La mélancolie
Berce de doux chants
Mon coeur qui s'oublie
Aux soleils couchants.
Et d'étranges rêves
Comme des soleils
Couchants sur les grèves,
Fantômes vermeils,
Défilent sans trêves,
Défilent, pareils
À des grands soleils
Couchants sur les grèves.


Paul Verlaine, Poèmes saturniens, Soleils couchants






Tramonti
Un'alba estenuata / sparge per i campi / la malinconia / dei soli morenti. / La malinconia / culla con dolci canti / il mio cuore in oblio / nei soli morenti. / E strani sogni, / simili a soli / che muoiono sui greti / fantasmi vermigli, / sfilano senza tregua, / sfilano, simili / a grandi soli / che muoiono sui greti.



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19 agosto 2009

Rapporti madre-figlia

Mia madre mi ha chiesto: "C'è il concerto di Paolo Meneguzzi, ci vuoi andare?"

Triste vedere come mia madre non conosca nemmeno i miei gusti musicali. E il fatto che non si intenda di musica non è un alibi. Né per me, né per lei.




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18 agosto 2009

Fernanda Pivano (1917-2009)



Quando negli anni '50 Fernanda Pivano si reca per la prima volta negli Stati Uniti è una giovane studiosa innamorata dell'America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopre un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancherà più di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che a lui e al suo antiimperialismo si rifece, all'esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticità del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un'idea di ritorno all'essenzialità dell'Uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che è, da sempre, l'America.

(Dall'autobiografia del suo sito)



Arrivederci.


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11 agosto 2009

Di tutto, di più.

Punto primo: informazione
Ma come si può aprire il tg1 con la notizia che Schumacher non gareggia in F1??? E' una notizia da prima pagina? E chi se ne fotte non ce lo metti?
Aung San Suu Kyi rimarrà ai domiciliari per altri 18 mesi, i fondali sardi inquinati da automobili rubate e fatte sparire in mare, terremoti e uragani devastano l'Oriente e questi matti aprono con Schumacher? Follia allo stato puro.
E non nomino nemmeno il Cavaliere perché non solo non possiamo disturbarlo in vacanza, ma i nostri Tg ne tesserebbero soltanto le lodi e almeno questo oggi ce lo hanno risparmiato.
Passando dal primo al terzo canale, notiamo che se nel post precedente si equiparano le notizie del Tg3 a proposito del golpe honduregno a quelle date dagli altri Tg, è doveroso dire che per molti aspetti il Tg3 è un buon notiziario. Ma sinceramente non me la sento di eccedere in superlativi e plausi perché penso che la redazione potrebbe fare senza dubbio un lavoro migliore. C’è molto su cui indagare, molte cosa da chiarire e spiegare ai telespettatori e, anche se i loro servizi sono l’unica fonte di notizie attendibile, bisogna andare ancora più a fondo. L’attacco del premier alla redazione dovrebbe essere una marcia in più per migliorare il lavoro del giornale nonostante le pressioni dei vertici Rai (perché debbo immaginare che queste ultime abbiano un peso non indifferente). Quindi solidarietà ai giornalisti del terzo canale e che le critiche servano a migliorare il servizio.

 

 

Punto secondo: La Russa, Frattini e l’Afghanistan

Da quanto tempo noi maledetti comunisti andiamo in giro dicendo che la “missione di pace” in Afghanistan di pacifico non aveva proprio nulla? Quante volte abbiamo citato l’articolo 11 della Nostra costituzione secondo il quale l’Italia ripudia la guerra? Quanti articoli, quante vignette, quanti post sono stati pubblicati?

Ecco. Oggi, 11 agosto 2009, i nostri ministri della Difesa e degli Esteri si sono accorti che in Afghanistan c’è la guerra. Intervistato dal Corriere Frattini dice che a suo avviso è «sbagliato adattare alla partecipazione del contingente italiano le regole del codice militare di pace, perché pace non c'è»; e continua con: «Basta ipocrisie, qui non si tratta di esercitazioni».  

Ma buongiorno stupidi idioti! Quanti ne avete fatti morire per la vostra “missione di pace”? Militari e civili.

 

 

Punto terzo: immigrazione, ingiustizia e ignoranza

Dal blog di Concita De Gregorio, direttrice de l’Unità, il post “Siamo tutti stranieri”.

 

Nel giorno in cui in questo paese la condizione di clandestinità diventa reato Fini e Napolitano onorano la memoria degli italiani morti a Marcinelle, emigrati in cerca di lavoro e sepolti nella tomba di una miniera cinquant'anni fa. È una piccola Italia questa che dimentica Little Italy, Rocco e i suoi fratelli, Pane e cioccolata. Da Sud a Nord, da Est a Ovest. Stranieri siamo tutti, lo siamo stati - additati per strada - appena ieri. Scrive oggi nel blog una lettrice, Concetta: «In Svizzera gli italiani li chiamano ‘tschinke'. Pare derivi da ‘cinque' perché i primi immigrati giocando a dadi invocavano l'uscita del 5, venivano perciò identificati col suono di quella parola. Per gli svizzeri equivaleva a ‘zingari', ‘pezzenti'. Ma non a ‘delinquenti' perché i delinquenti fanno paura e quelli veri venivano solo denunciati, non aggrediti. I semplici ‘tschinke', invece, venivano offesi e maltrattati e anche picchiati (in gruppo, di solito). Gli italiani - del Nord (quanti veneti!), del Sud e delle Isole - le hanno subite queste cose e se le ricordano. Ma avevano sempre un atteggiamento dignitoso, onesto ed erano alla lunga affidabili. Gli svizzeri se ne sono accorti anche se periodicamente, ogni due tre anni, c'era il Bossi della situazione (Schwarzenbach, si chiamava) che proponeva un referendum per cacciarli. Andava in tv in cravatta nera. Aveva argomenti del tipo «bisogna aprire le porte, ma non abbattere le staccionate» e una volta disse che bisognava tenere i laureati (aveva molto a cuore i medici, mi ricordo) e rimandare in patria gli altri». Noi teniamo le badanti, abbiamo molto a cuore loro.

È una piccola ipocrita Italia quella che finge di concedere l'accesso ai regolari e poi li truffa e li costringe alla clandestinità, come accade a San Nicola Varco - ci racconta in una bellissima inchiesta Gabriele Del Grande - ma anche nelle periferie e nelle campagne del Nord. Si fa così: un'azienda chiede di assumere immigrati dalle "quote", li chiama attraverso intermediari (il servizio ha un prezzo, l'immigrato paga), loro arrivano in aereo e con le carte in regole, quando sono a destinazione si accorgono che la ditta che li ha chiamati non esiste. Vuoto, niente: non c'è. Otto giorni e diventano clandestini, sfruttabili per la raccolta di pomodori, per l'edilizia e certo per la manovalanza del crimine, se disperati, davvero a poco prezzo. Basterebbe andare a vedere, controllare, avere anziché ronde in costume un servizio pubblico di polizia messo in grado di lavorare con dignità in modo capillare: sarebbe facile allora sapere cosa accade davvero attorno a noi, dietro e oltre il terrore per lo straniero che ogni giorno si instilla. Alessandro Dal Lago, sociologo, racconta di quel che già succede a Genova e profetizza che il reato di clandestinità avrà il solo effetto di far nascondere i clandestini. Un popolo invisibile, braccato e ricattabile. Preda di chi voglia servirsene. A volte sarebbe sufficiente ascoltare la lingua del popolo: Anna Finocchiaro ci racconta dei "cristiani" di Sicilia, cristiani che vuol dire persone, cristiani bianchi e neri. Musulmani, comunque cristiani. Parlando di cinema, del Padrino e di Sacco e Vanzetti, Alberto Crespi conclude che sì, abbiamo esportato in America sia mafiosi che anarchici. I mafiosi sono stati trattati molto meglio.

 

 

Cos’altro posso aggiungere? Ah sì, ieri a Catania è stato denunciato il primo clandestino, un senegalese che si trovava al pronto soccorso. Adesso nessun altro immigrato irregolare andrà a farsi medicare in ospedale preferendo soffrire nel buio della sua catapecchia nascosta nelle vie più nascoste del centro storico. Senza contare il rischio di contagio di altre persone in caso di malattia infettiva. Non posso che complimentarmi con i milioni di elettori ignoranti e imbecilli che hanno fatto sì che si tornasse di nuovo in un clima di intolleranza, di razzismo e di paura: al fascismo insomma.

Per oggi la chiudo qui. Forse.



11 agosto 2009

Da MicroMega tra Honduras, informazione e vacanze.

Honduras, la disinformacija del Tg3
Dalla rubrica Cattivi Maestri di Angelo d'Orsi del 31 luglio 2009



Andiamo alla pausa agostana segnalando un caso di malainformazione: disinformazione mi pare parola ormai non solo obsoleta, ma troppo tenue. Anche malainformazione è termine debole, in realtà, se guardiamo le televisioni di regime, se ascoltiamo la radio, se sfogliamo una gran parte dei quotidiani. Se non siamo ancora giunti al MinCulPop, siamo bene incamminati. Non è un caso che le veline che oggi sono diventate signorine discinte, e leste a levar i residui veli, destinate a un ruolo di sottosegretariato ministeriale o a un seggio di parlamentare, magari europeo, furono inventate appunto da quel Ministero fascista che doveva imbonire, e “formare” gli italiani, accompagnandoli dalla culla alla bara. Veline erano all’epoca – pieni anni Trenta – i fogli di carta vergatina con cui i funzionari ministeriali davano istruzioni ai direttori di giornali per come “trattare” le notizie, beninteso quelle che si decideva di mettere in pagina, e quindi, ovviamente, quelle da oscurare, minimizzare o, in tempi di guerra (quasi tutti gli anni del fascismo furono anni di guerra), addirittura capovolgere. Oggi il “rovescismo” – termine che mi vanto di aver coniato in relazione al signor Pansa e ai suoi sodali – va per la maggiore, e passa tranquillamente dalla (pseudo)storiografia alla (pseudo)informazione.
Mi soffermo su un solo caso, che è di particolare interesse perché concerne non la tv di Mediaset, ma quella della Rai. E concerne addirittura il tg “di sinistra”, il tanto spesso mitizzato TG3. E mi riferisco – anche sulla base del monitoraggio che mi comunica Alexander Höbel, ricercatore napoletano – soltanto alla “copertura” della crisi in Honduras, dove, come forse i miei lettori ben sanno, da giorni sono in corso terribili violenze contro i sostenitori del legittimo presidente Zelaya, detronizzato da un colpo di Stato, un classico golpe latinoamericano, realizzato da un tal Micheletti, che, essendo di origine italiana, sta assumendo, agli occhi dei nostri provincialissimi pennivendoli (anche della cosiddetta “carta stampata”), la fisionomia di uno Zorro vendicatore. E il tentativo (più che legittimo) di Zelaya di rientrare nel Paese, viene giudicato gesto “irresponsabile”, che inevitabilmente crea scompiglio e disordine, aprendo la strada alla violenza, beninteso quella dei golpisti (TG3 del 27 luglio). Evidentemente il TG “democratico” – non dissimilmente dagli altri – ha sposato la linea ambigua dell’Amministrazione Usa, in particolare del segretario di Stato, Hillary Clinton, la quale non pare avere intenzione di dare alla sua nazione il compito di ristabilire la legalità democratica nel Paese centroamericano. Per una potenza adusa a intervenire per sostenere o addirittura organizzare i golpe, è un passo avanti, non c’è dubbio. Ma che gli organi di informazione italiana debbano sostenere comunque le scelte (o le non scelte) di Washington è quanto meno deprimente. Se si è posta attenzione ai servizi giornalistici dei giorni scorsi, Micheletti veniva definito "il nuovo presidente", invece che il “fellone” o il “golpista” o il “traditore”, qual è. “Presidente”? E chi lo ha mai eletto?
E, ancor più grave, le violenze nel Paese, che hanno procurato vittime (arrestati, torturati, uccisi) tra i sostenitori di Zelaya (qualche giorno fa un ragazzo è stato trovato morto con evidenti segni di tortura, dopo essere stato fermato arbitrariamente dalla polizia: ne ha dato notizia solo il quotidiano "il Manifesto"), vengono fatte risalire al presidente legittimo anzichè ai golpisti!
“Certo, se Zelaya fosse il Dalai Lama le cose sarebbero ben diversamente…”, commenta con amaro sarcasmo Höbel. Come dargi torto? Ma quello che in generale inquieta è l’indifferenza con cui grazie alla disinformacija di regime l’opinione pubblica guarda ai fatti honduregni. Del resto, si tratta di una piccola nazione; e Micheletti è uno dei “nostri”. In fondo in fondo, l’Italia si fa onore anche laggiù. O no?
Per quanti non lo credano, e per quanti abbiano bisogno di far sentire la loro voce di dissenso, rispetto a un sistema informativo nel complesso assolutamente scandaloso, riporto qui di seguito il testo di un Appello. In calce si troverà l’email per aderire.
E, ora, buona vacanza, se riuscite, cari lettori. Se riuscite a farne, con i pochi soldi che si hanno a disposizione, e il caroprezzi di alberghi, ristoranti, strutture turistiche, treni, autostrade. carburanti. Se riuscite a farne, con un Paese allo sbando, che è diventato lo zimbello del mondo, e sempre più lo sarà, con un “capo” di tal fatta. Se riuscite a farne, con una informazione che è ormai largamente allineata e coperta, e non ci lascia avvicinare alla verità dei fatti. Se riuscite a farne, con un mondo, come il caso Honduras dimostra, che si rivela ogni giorno, ogni santo giorno, un mondo iniquo, dove i “buoni” cadono e i “cattivi” vincono. Ma la speranza, che ci può lasciar respirare, è che i vincitori dell’oggi non sempre sono destinati a durare. Anzi. E chi di spada ferisce… con quel che segue.
Buon agosto, cari lettori e care lettrici. Anche a coloro che dissentono dalle opinioni che qui espongo. In fondo suscitare reazioni, pur critiche, è motivo di soddisfazione. Il “cattivo maestro” ha il compito per l’appunto di eccitare lo spirito critico.
 
Appello
DIAMO VISIBILITÀ ALL'HONDURAS PER EVITARE CARNEFICINE!

La situazione in Honduras sta precipitando. Gli squadroni della morte sono in azione. “Siamo in una situazione peggiore di quella vissuta negli anni ‘80, quando i militari, che fanno parte del Governo golpista, fecero sparire un grande numero di honduregni”, ha detto Hugo Maldonado, presidente del Comitato dei diritti umani a san Pedro Sula, denunciando che, attorno alla sua casa e a quella di altri dirigenti, girano pericolosi individui armati. Stessa denuncia da parte di P.T., una cooperante europea che teme nel rivelare il suo nome, e che era presente alla grande manifestazione in attesa del Presidente legittimo Manuel Zelaya. L'aereo con Mel Zelaya e con il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non ha potuto atterrare perché i golpisti hanno messo camion militari sulla pista e per la minaccia di essere abbattuto. Dopo aver sorvolato l'aeroporto, ha dovuto dirigersi fuori dal Paese.
P.T., che è in clandestinità e cambia casa ogni due giorni per motivi di sicurezza, ha visto ammazzare sotto i suoi occhi il diciannovenne che manifestava con altri in un corteo allegro e pacifico. Ieri sera, attraverso la rete giungevano richieste di aiuto internazionale, come quella di Juan Ramon, che era all'aeroporto e invocava l'invio delle Forze Onu. Anche Rigoberta Menchù, Nobel per la pace, è seriamente preoccupata soprattutto per chi si occupa di diritti umani che sta raccogliendo testimonianze sulle illegalità, le minacce, le intimidazioni e le vessazioni perpetrate dai golpisti. Questi volontari “sono i più indifesi, perché non hanno un luogo dove proteggersi, neppure in Chiesa”, ha dichiarato. È più che mai necessaria un’attenzione politica e mediatica internazionale per evitare che l'Honduras diventi quel Cile o quell’Argentina che oggi ricordiamo con orrore.
Tutte le forze progressiste dell’America Latina hanno denunciano il colpo di stato come un atto della destra reazionaria, che mira alla soppressione della libertà del popolo honduregno di potersi esprimere nelle urne elettorali per l´approvazione di una nuova Costituzione e di continuare con l´esperienza democratica iniziata con l´elezione del Presidente Zelaya.
Di fronte al vergognoso comportamento delle televisioni pubbliche che in questi giorni hanno tessuto le lodi del neodittatore Micheletti, invitiamo radio, tivù, giornali e siti internet a dare la massima visibilità a quanto accade in Honduras a causa del comportamento criminale dell'esercito golpista.
Invitiamo tutte le personalità e le forze democratiche ad aderire e diffondere il presente appello.

Per adesioni: appellohonduras@libero.it


4 agosto 2009

Effimere evasioni

Sogno di tramonti in montagna. Seduta sull’erba vedere il sole andare giù per far spazio alle stelle che timide si affacciano tra i rami più alti degli alberi. Temperature fresche, aria pulita da respirare a pieni polmoni, mente aperta ai pensieri più vari e sospiri liberatori che lasciano spazio ad un sorriso mentre il naso è ancora all’insù.

 

 

Questa sera mi vede un po’ malinconica. Non è una novità, a dire il vero.

Niente politica ultimamente: periodo di riflessioni interne, ogni tanto ci vuole.

Vi abbraccio.





Va bene, l'Etna e gli agrumeti della Piana di Catania

non c'entrano nulla con boschi e natura (quasi) selvaggia,

ma non avevo foto migliori.



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