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Signora Libertà, Signorina Anarchia
 
 
 
 
           
       

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31 agosto 2010

Pomeriggio al lungomare

Approfittando della frescura quasi autunnale ho deciso di passare il pomeriggio sul lungomare. Seduta su una panchina leggevo un libro e di tanto in tanto alzavo lo sguardo e mi perdevo tra le onde dello Ionio agitato.
D'un tratto un uomo di mezza età si avvicina, è muto e con un gesto mi chiede l'orario. "Le cinque", ho detto mentre ho alzato la mano aperta per indicarglielo. Si avvicina e mi porge la mano per presentarsi, pare che voglia continuare a comunicare. A fatica riesco a capire quel che vuole dirmi. Mi chiede perché fossi seduta lì invece di stare a nuotare in mare, se volessi fare due passi, se fossi lì da sola, se abitassi da quelle parti, se fossi fidanzata e che cosa stessi leggendo. Io gli rispondevo sorridendo garbatamente, gesticolando frettolosamente e lanciando continuamente sguardi al mio libro nella speranza che il tipo capisse che non mi sentivo molto a mio agio e andasse via.
Forse era il luogo poco affollato, forse era la difficoltà  a livello comunicativo, ma a dire il vero più che a disagio ero proprio agitatissima e controllavo che il ragazzo che leggeva seduto sulla panchina accanto non fosse andato via. Dopo qualche minuto di domande e risposte il tipo mi stringe la mano e si allontana così il mio cuore ha ripreso a battere più lentamente.
Scrivo tanto di fiducia nel prossimo, di non essere diffidenti eppure non sono coerente con le mie parole. E me ne dispiaccio. Ho provato un po' di vergogna per aver avuto paura di quell'uomo, per aver pensato che potesse avere cattive intenzioni. Sì, un po' di prudenza ci deve essere, ma credo di aver esagerato con le preoccupazioni. 
Ho continuato a leggere per un po' continuando a pensare a quell'uomo muto e alla diffidenza che spesso si ha per chi è diverso. Lo si emargina, lo si ignora, lo si dimentica e quando ci spunta davanti ricordandoci che esiste anche lui, veniamo assaliti dal panico. Tipico giochino della nostra società ed io ci sono cascata in pieno. Ma pazienza, è una lezione anche questa.

Mi alzo dalla panchina, mani nella tasche dei pantaloni larghi, lettore mp3 ad alto volume e inizio a camminare mentre il forte vento mi scompiglia i capelli. Le percussioni, il violino e la fisarmonica dei Modena scandiscono il ritmo dei miei passi, sorrido guardando il mare e mi perdo tra le onde, le nuvole e l'orizzonte. I miei sogni spiccano il volo e si mischiano con le insenature della costa. La lava del vulcano si è solidificata plasmandosi in forme meravigliose. Certo, non saranno le scogliere di Moher e lo Ionio non è l'Atlantico, ma è un paesaggio molto suggestivo.
Vorrei stare lì ancora per tanto tempo, ma la zona inizia a movimentarsi troppo per i miei gusti, in tanti fanno sport, molti di più passeggiano, è l'ora del gelato e dell'aperitivo nei vari bar della zona, torno a casa a scrivere di questo pomeriggio. 




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30 agosto 2010

Preghiera a Mario Borghezio

O Borghezio Borghezio...

Dove sei tu adesso, o padano difensore della nostra civiltà?  Dove Salvini, dove Gentilini, dove Calderoli, dove i vostri maiali al guinzaglio, le vostre manifestazioni contro l'islamizzazione dell'Italia e dell'Europa?
No, siccome in questi giorni c'è un islamico venuto dall'Africa con trenta cavalli e che dorme in una tenda, ecco,  voi siete sempre stati contro questa gente, figuariamoci poi se il mussulmano in questione auspica la religione islamica come culto europeo. Oh, ma avete sentito? Non vorrei che sto tizio qui fosse sfuggito al vostro sguardo vigile.
Che non si dica che utilizziate due pesi e due misure, eh. Voi siete integerrimi protettori dei valori cristiani noti per la vostra coerenza. Mi raccomando, occhio ché le prime tre donne le ha già convertite.




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26 agosto 2010

Anarchici



Eh, brutta gente...




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20 agosto 2010

A forza di essere vento

Libertà, libertà, ci riempiamo quotidianamente la bocca con questa parola senza consideare il suo reale significato. Siamo convinti che libertà significhi solo poter camminare per strada, scrivere e dire ciò che ci pare, votare chi ci pare, amare chi ci pare, vestire come ci pare purché tutte queste attività rientrino in certi canoni, quelli della nostra società. Così denigriamo chi sceglie di essere ciò che gli pare, di esercitare la propria libertà in modo diverso dal nostro e in base a leggi religiose o biologiche, omosessuali e trans vengono considerati degli abomini perché ci è sempre stato detto che la giusta e naturale condotta sessuale sia tra un uomo e una donna.

Allo stesso modo vengono discriminate le etnie rom per il fatto di essere nomadi e di volerlo restare. Proprio giorni fa un tg locale denunciava un accampamento rom proprio all'uscita dall'aeroporto, sconveniente e degradante benvenuto ai turisti che vengono a farci visita. Certo, nascondiamo i rom, rimpatriamoli come sta facendo il caro Sarko oltralpe, e poi facciamo girare i turisti in una città che cade a pezzi, sporca e pericolosa nonostante il ministro La Russa vada in giro dicendo che grazie ai militari che presidiano tutti i quartieri degradati, Catania è una città sicura. Minchia quanto è sicura! I cari militari, per lo più ventenni venuti dal nord che non sanno assolutamente nulla di cosa sia la mafia e come operi in tutti gli strati della città, questi ragazzi passeggiano per la via principale del centro storico (non tutta, solo 100 o 200 metri) e bon, fine. Nessuna traccia di loro se ci si addentra nelle zone più interne e "selvagge" della città.
Ma era solo un parentesi, parlavo dei rom. Discriminati e scacciati da qulunque luogo come la peste perché puzzano, rubano, ammazzano, vivono in roulottes ma sono pieni di oro.Odiati perché sono diversi. E' vero che c'è chi delinque, ma lo fanno tutti? Non rubano anche gli altri, quelli come noi?
Perché non si può vedere una risorsa nella diversità, vederla come una ricchiezza, una risorsa, un arricchimento e non come una discriminante?
Non è facile, me ne rendo conto, ma credo che toccherebbe a chi è nella posizione più favorevole sforzarsi di creare l'ambiente adeguato per una convivenza tra culture diverse.
E quotidianamente, è difficile, lo so, è tanto difficile superare i pregiudizi coi in quali abbiamo sempre convissuto, che ci sono stati insegnati sin da piccoli, lo è per tutti, ma forse dovremmo provare ad apprezzare il diverso proprio per la sua particolarità.

Sono un'utopista, eh? Già, eccome se lo sono, scivo del nulla. E' improbabile, se non impossibile, una convivenza tra le varie culture senza che l'una predomini sull'altra.
Ma anche se irrelizzabile, io continuo a sognare e in questi frangenti mi vengono sempre in mente le parole che mi ripete sempre un uomo speciale quando, presa dallo sconforto, gli dico che sognare un mondo migliore è inutile.


"L'utopia è là, all'orizzonte. Mi avvicino di due passi,
lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte
si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò.
A cosa serve l'utopia?
Serve a questo: a camminare"

(E. Galeano)


E vi lascio con le parole del mio adorato maestro, non ho saputo scegliere fra i tre e ve li ripropongo tutti in tutta la loro meravigliosa poesia.


 




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18 agosto 2010

Dove vado, da dove vengo

Dove vado, da dove vengo,
Perché sono bagnata.
Andiamo, non è difficile capirlo.
Sta piovendo.
La pioggia è pioggia.
Io ci cammino sotto - e poi,
E poi nient'altro.
Andate per la vostra strada
Come io per la mia.
Perché sguazzo nel fango?
Perché mi piace.
E la pioggia, la pioggia mi fa ridere.
Rido di tutto, tutto, tutto.
Se avete le lacrime in tasca
E' meglio che torniate a casa,
E' meglio che piangete su voi stessi,
Ma lasciatemi stare, lasciatemi, lasciatemi.
Il suono della vostra voce non lo voglio sentire.
Andate per la vostra strada
Come io per la mia.
Il solo uomo che amavo
siete stato voi a ucciderlo,
a prenderlo a mamganellate, a camminargli sopra...
a dargli il colpo di grazia.
Ho visto scorrere il suo sangue,
scorrere nel rigagnolo,
nel rigagnolo.
Andate per la vostra strada
come io per la mia.
L'uomo che amavo
è morto, la testa nel fango.
Ah quanto posso odiarvi,
odiarvi... è folle... è incredibile.
E voi vi impietosite,
voi siete buoni, troppo buoni con me,
eh si credetemi, troppo, troppo buoni.

Buoni... buoni come l'ammazzatopi con i topi...
ma un giorno... un bel giorno il topino vi morderà...
Andate, andate per la vostra strada,
uomini buoni, uomini per bene.

Jaques Prévert  




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17 agosto 2010

Picconi e manganelli

Morto Cossiga, sul web c'è chi festeggia o si dice indiferente alla notizia. Io invece sono proprio incazzata e non credo di essere la sola a pensare che con lui spariscono anche molte verità un questioni che ciguardano la nostra storia. Non che pensassi che le avrebbe rivelate in punto di morte, ma ecco, ci speravo. A tal riguardo ho letto su Facebbok un commento che mi ha fatto sorridere amaramente: "Invece che San Pietro con le chiavi del Paradiso, ad attendere il senatore al varco ci sarà Aldo Moro con una grossa chiave inglese".
Ma su, non siamo troppo cattivi e uniamoci al cordoglio delle istituzioni. Proprio adesso al tg stanno leggendo le reazioni alla notizia di Casini, D'alema e Latorre. Ecco, uniamoci al loro sincero rammarico, magari formulando un epitaffio che ne possa rappresentarlo a dovere.
Per esempio:

*Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figurac- cia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.

Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».



Dite che è un po' troppo lungo?


*Il senatore a vita Francesco Cossiga intervistato dal Quotidiano Nazionale il 23 ottobre 2008

Fonte




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15 agosto 2010

Io uomo, lui bestia: lui vince

Oppure

Le belle e la bestia: brividi di Ferragosto.

Ore 2.30 del mattino, stavo iniziando a prendere sonno quando mia sorella irrompe in camera mia esclamando: "Devo fare la pipì e in bagno c'è un insetto sul mio accappatoio. Uccidetelo o la faccio in una bottiglia". Le ho detto di non rompere e di chiamare mio padre il quale, semi-dormiente, la ha serenamente mandata a quel paese. Così, dopo qualche minuto, percependo lo stato di panico di mia sorella, mi alzo e mi decido a lanciare la mia sfida al piccolo coso antennuto. Piccolo coso antennuto? Era un t-rex, cazzo!
Panico, ho pregato tutti gli dei affinché scendessero dal cielo o dall'Olimpo o da dove gli pareva basta che dessero al mio braccio la forza di schiacciare il nemico.
Corro in lavanderia a prendere le ciabatte di mamma ma mi manca la forza, dopo qualche minuto di fermo immagine ho iniziato a sentirmi Clint Eastwood in Per un pugno di dollari...





Ciabatte in mano, io guardavo lui, lui guardava me muovendo quelle cose sulla testa e mia sorella spiava nascosta in un'altra stanza. Schiena appiccicata al muro, mi muovevo lentamente cercando la posizione giusta per colpire l'avversario ma distolgo un attimo lo sguardo dal bersagio e il vigliacco si nasconde tra gli accappatoi. "Merda, ci è scappato! Prendiamo l'insetticida". Poi penso che spruzzare quello schifo sui tessuti avrebbe significato buttarli, quindi ho deciso di stanare il codardo. Accanto al bagno c'è una scarpiera stracolma. Guardo mia sorella con l'occhio del genio che ha risolto il problema, lei capisce e inizia a sbellicarsi dalle risate e mi fa: "Hai trovato le munizioni". Io: "Sì, una ad una gli butto contro tutte 'ste scarpe, deve cadere a terra prima o poi. E poi, in caso volasse ho gli scudi, le ante del mobile". A quel punto la vescica di mia sorella è stata messa dura prova, non tratteva più le risa. Così, posizionata a distanza di sicurezza, ho iniziato a scaricare i miei proiettili a forma di infradito ma nulla, la bestia non usciva fuori. Finite le infradito erano rimasti tacco 12 o anfibi con la punta in ferro e lì, considerando che 1) avrei rovinato i tacchi e 2) la punta in ferro farebbe un tonfo che sveglierebbe i miei i quali avrebbero usato l'altro anfibio contro di me, ho detto: "Buonanotte coso, hai vinto tu".

E adesso mi è venuta in mente la scena qui sotto e tutte le mie speranze di riuscire a fare sogni meravigliosi e celestiali, come era molto probabile che fosse data la bellissima serata trascorsa, sono andati in fumo.





Bene, adesso che siete arrivati fino alla fine di questo demenziale episiodio, io mi congederei anche da voi, augurandovi un buon Ferragosto.




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13 agosto 2010

Sardi

A cena, guardando un servizio al tg sulla protesta degli allevatori sardi, ho chiesto a mio padre: "E' una mia impressione o i sardi sono un popolo forte e battagliero? In questi tempi di crisi mi è parso che i lavoratori lottassero molto duramente". E lui: "Impressione? Ho conosciuto sardi dal carattere sorprendentemente fermo e caparbio, gente che non si arrende quando si tratta di far valere i propri diritti. Pensa a Gramsci, a Berlinguer... Noi siciliani ce la sognamo la loro fierezza."

Già...







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9 agosto 2010

Draquila

di Sabina Guzzanti.

Le vicende dei terremotati, gli intrighi politici ed economici, i tentativi di manipolare gli aquilani  raccontati nel film sono l'ennesima prova, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che siamo in pieno regime.
Un film da proiettare in qualunque piazza d'Italia e vedere se almeno così la gente riesca ad aprire gli occhi.




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7 agosto 2010

Ancora Fromm

L’amore è possibile solo se due persone comunicano tra loro dal profondo del proprio essere, vale a dire se ognuna sente se stessa dal profondo del proprio essere. […] L’amore sentito così è una sfida continua; non è un punto fermo, ma un insieme vivo, movimentato; anche se c’è armonia o conflitto, gioia o tristezza, è d’importanza secondaria dinanzi alla realtà fondamentale che due persone sentono se stesse nell’essenza della loro esistenza, che sono un unico essere essendo un uno unico con se stesse, anziché sfuggire se stesse. C’è solo una prova che dimostri la presenza dell’amore: la profondità dei rapporti, e la vitalità e la forza in ognuno dei soggetti.


Erich Fromm, L'arte di amare

_

 

Sto assaporando questo libro pagina dopo pagina, portando alla luce vecchie e nuove verità e chissà quanta fatica mi aspetta per riuscire a sentire me stessa, per riuscire ad amarmi e vivere io stessa in un altro essere. Chissà quanta quanta forza devo trovare, chissà se ci riuscirò mai.




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5 agosto 2010

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Lacrime e singhiozzi
come unici compagni di viaggio
lungo questa notte insonne.




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1 agosto 2010

Dare

Dare è la più alta espressione di potenza.
Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza,
la mia ricchezza, il mio potere.
Questa sensazione di vitalità e di potenza
mi riempie di gioia.
Mi sento traboccante di vita e di felicità.
Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione,
ma perché in quell’atto mi sento vivo.

L’arte di Amare, Erich Fromm





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